Crisi, finalmente una luce in fondo al tunnel

Crisi, finalmente una luce in fondo al tunnel

La buona “novella” della Bce

Era da una settimana che, in lontananza, si cominciava a intravedere qualche sprazzo di chiarore tra le nuvole plumblee. Ma il primo raggio di sole, sempre in lontananza, si è visto solo oggi. Ed è un raggio che ne chiamerà inevitabilmente altri. È la luce in fondo al tunnel dopo quasi 4 anni di crisi nera per l’Italia che, non dimentichiamolo, a novembre dello scorso anno (quando lo spread Btp-Bund schizzò a quasi 600, provocando le dimissioni del Governo Berlusconi in un clima tetro) rischiò il “default”, con la prospettiva di situazioni messicane o argentine all’inizio degli anni Novanta, fatte di povertà e disperazione.

Cosa è accaduto?

È accaduto che i mercati, già da qualche settimana, si erano resi conto che l’Italia presenta un spread tra Btp e Bund almeno doppio di quello che sarebbe giustificabile in base ai fondamentali dell’economia. Qualche segnale che gli investitori finanziari erano pronti ad allentare la presa sui titoli italiani c’era stato, come quello, ignorato, di banche estere (tra cui la svizzera Vontobel) che erano tornate ad acquistare i nostri titoli di Stato, valutando che il rischio di uscita dall’euro del Paese è ormai quasi nullo e che, dato che i titoli italiani offrono oggi un tasso di interesse allettante (che, con l’arrivare dei raggi di sole, è destinato a scendere), è meglio acquistarli adesso piuttosto che dopo, quando renderanno meno.
Su questo allentamento della presa si innesta ora la decisione della Bce, presa oggi, di acquistare, alla bisogna, in quantità potenzialmente illimitata i titoli di Stato dei Paesi Ue, così da riportare lo spread a quote tollerabili. Secondo la Banca d’Italia, in base ai fondamentali economici lo spread “normale” tra Btp e Bund è 200, mentre finora siamo stati regolarmente sopra i 400 punti, sfondando anche quota 500, con la conseguenza di un salasso per i conti pubblici in quanto aumentano gli interessi da pagare sul debito pubblico e di un rincaro e restrizione dei prestiti bancari, disincentivando gli investimenti e producendo recessione. Da ieri, se la Bce darà effettivamente corso alla decisione presa (ma forse non sarà neppure necessario, perché spesso in questi casi basta l’effetto annuncio, ossia mostrare i cannoni senza che sparino davvero), chi specula al ribasso sui titoli di Stato italiani sa una cosa: che la Bce può mettere sul piatto sempre un euro in più rispetto a chi vende (tu vendi 100, io compro 101, tu vendi mille, io compro mille e uno), per cui chi specula può facilmente bruciarsi le dita. Ora è probabile che la speculazione tasterà la reale portata delle intenzioni della Bce, ma se vedrà che fa sul serio arretrerà.

Un grosso passo avanti

La Bce diventa di fatto (forse facendo uno strappo rispetto al suo Statuto, che assegna all’Istituto di Francoforte il solo compito di guardiano dell’inflazione) una “normale” banca centrale. È, infatti, anche perché la Fed avrebbe fatto quello che oggi ha annunciato di fare la Bce che la speculazione non ha attaccato gli Stati Uniti, che hanno fondamentali economici non certo buoni, anche se un forte potenziale di crescita.
Insomma, ora lo spread può scendere davvero, la liquidità interbancaria riprendere il suo normale circuito, i rischi di dissolvimento dell’euro svanire del tutto, le aspettative degli operatori e dei consumatori rinforzarsi. Sarà tutto lento e graduale, ma la luce in fondo al tunnel dei 4 anni di recessione si vede davvero. L’Italia ci arriva molto meglio rispetto a novembre.

mario-monti

Grazie al Governo Monti, molti provvedimenti necessari (anche amari) sono stati presi, molte riforme fatte e adesso si apre la possibilità (anche per la diminuzione del costo del servizio del debito pubblico) di abbassare la pressione fiscale, arrivata a livelli altissimi e la cui riduzione è necessaria come l’ossigeno per far ripartire l’Italia. Dopo l’operazione d’urgenza per salvare il Paese dal baratro, adesso si può, via via, mettere mano alla terapia ricostituente. Ci vorrà tempo (nessuno si illuda che la ripresa si sentirà in pochi mesi) e c’è ancora parecchio da fare per ridare all’Italia quella competitività persa nel corso di due decenni. E continueranno ad esserci “morti” e “feriti” nel tessuto produttivo, perché la crisi è sempre l’occasione per le “morti” dei meno efficienti, ma anche per la  “nascita” di realtà produttive più robuste. La strada, però, si fa meno impervia. Piuttosto, il vero pericolo sono i risultati delle elezioni politiche di aprile. Se uscirà fuori una situazione di ingovernabilità, gli investitori potrebbero tornare ad abbandonare il Paese e la ricaduta sarebbe rovinosa. Ed è per il timore della situazione di ingovernabilità che lo spread, da qui ad aprile, scenderà meno di quello che potrebbe.
Un’ultima annotazione. Ci si chiede perché la Germania, che lo poteva, non abbia impedito la decisione della Bce di acquistare, alla bisogna, in maniera illimitata i titoli di Stato dei Paesi Ue. La risposta è nei giornali di ieri, laddove danno conto che la Germania ha collocato “solo” 5 miliardi di euro di suoi titoli del debito pubblico, rispetto ai 5 miliardi che offriva. In altre parole, gli investitori compravano titoli tedeschi quando c’era il rischio della deflagrazione dell’euro. Ora che questo è di fatto passato, acquistare titoli tedeschi non ha senso, perché rendono pochissimo.

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